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Progetto Erodoto

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Ό Ελλενικός Χρόνος
~♦~ Cronache delle guerre persiane ~♦~
Edizione speciale: Settembre 480 a.c.
L'EROE DELL'ANNO.
Temistocle giuda i greci verso la vittoria.
Serse sferra attacco su tutta l'Ellade. 
ATENE BRUCIA.
Gli strateghi si organizzano in assemblee. Si decide dove dar battaglia.
Mentre gli strateghi pelloponnesiaci ragionavano sul luogo più adatto per uno scontro navale, furono riportate da un ateniese le ultime notizie. Egli annunciò che l’esercito di Serse, dopo aver dato alle fiamme la città dei Tespiesi (abbandonata dalla popolazione rifugiatasi nel Peloponneso) e aver fatto altrettanto con quella dei Plateesi, giunse ad Atene. 
Una volta li’ occuparono la città deserta e nel santuario trovarono quei pochi ateniesi che tentavano di difendersi dagli assalitori dietro a barricate. I Persiani si arrestarono sull’Areopago e li strinsero d’assedio.
Nonostante gli ateniesi assediati si difendessero, mentre erano già sull'orlo della disfatta, lanciando grossi macigni addosso ai barbari a questi ultimi si rivelò un varco per accedere all’acropoli. Alcuni ateniesi allora si buttarono giù dal muro e morirono, altri si rifugiarono nella sala sacra del tempio. I persiani che erano saliti cominciarono subito una strage di supplici, quando questi giacquero a terra inermi, saccheggiarono il santuario e diedero alle fiamme l’intera acropoli.  

Serse qualche giorno dopo, forse a causa di una visione avuta in un sogno magari pentitosi di aver incendiato il santuario, ordinò a degli esuli ateniesi di salire sull’acropoli e compiere dei sacrifici.  

Flotta greca salpa dall'Artemisio. 
"PRIMA SALVIAMO 
IL POPOLO."
E giunge a Salamina.
Su richiesta degli ateniesi la flotta dei greci, salpata dall’Artemisio, dirige le navi verso Salamina. Il motivo di tale scelta sta nella decisione di far evacuare dall’Attica donne e bambini e anche per decidere il da farsi. 
Le due alternative erano: raggiungere l’Istmo o combattere dinnanzi al Peloponneso. 
Tali opzioni si basavano su questo principio: in caso di sconfitta a Salamina sarebbero stati assediati su un’isola dove non avrebbero ricevuto alcun soccorso, invece, vinti di fronte all’Istmo, avrebbero potuto rifugiarsi fra la loro gente.  
Il livello di panico tra la popolazione è facilmente immaginabile. Le donne, i bambini e i vecchi, tutti evacuati sull'isola depongono tutte le loro speranze nel coraggio e abilità dei prodi guerrieri.
Le navi sono ben equipaggiate seppure sono di numero altamente inferiore a quello dei persiani. 
Si sacrifica ogni ora agli Dei e lamenti si sentono in ogni dove.
COMPRA I VASI DI ATTALOS! 
LA MIGLIORE QUALITA' DAL 632 A.C.
E TU? 
CHE ASPETTI?
PER L'ONORE!
PER LA PATRIA!
UNISCITI ALLA FALANGE!
COMBATTI!
CITTADINI DI TUTTA LA GRECIA! UNITEVI!
Ecco chi sono gli eroi.
Tanti popoli valorosi della gloriosa Ellade si uniscono: le loro forze, guidate saggiamente da capaci strateghi sono talmente potenti da sbaragliare qualsiasi nemico.

Dal Peloponneso giungono gli spartani con 16 navi, i corinzi con altrettante navi che all’artemisio, 
i sicioni con 15, gli apidauri con 10, i tezeni con 5, gli ermionei con 3. 
Tranne gli ermionei erano tutte popolazioni doriche e macedoni.

Dalla terraferma non pelloponnesiaca c’erano: gli ateniesi che fornivano 180 navi (più di tutti),
 i megaresi fornirono tante navi quante all’artemisio, gli ambracioti 7 e con 3 i leucadi.

Fra gli isolani, gli egineti né offrirono 30. I calcidesi 20, gli eretuesi 7, i cei con le stesse di prima, i nassi 4.
Gli stirei avevano le stesse che all’artemisio, i citni una e un pentecontere, i crotoniati una sola nave.
I meli, i sifni e i serifi parteciparono con delle triremi. I meli ne fornirono 2, i sifni e i serifi una ciascuno.

Il numero complessivo delle navi, escludendo le penteconteri, fu di 378 unità.

Temistocle ci colpisce ancora con la sua profonda conoscenza dei giochi politici e strategici. 
Per non permettere ai greci di dividersi tra di loro nel momento di maggior bisogno di essere uniti, arriva ormai a “giocare sporco”. 
Nella fatidica notte, manda Sicinno, suo servo, dai Medi per dire loro, fingendo di essere un traditore, di accerchiare i greci perché questi temendo la battaglia, stanno per fuggire. Il risultato della mossa di Temistocle è immediato. I persiani, vedendo a portata di mano una così facile vittoria e umiliazione per i greci, li accerchiano non visti nel buio della notte.
Intanto l’atmosfera che regna fra i strateghi riuniti a Salamina è tesa, molti sono i disaccordi sul dove dare battaglia; i contrasti portano a dispute violente. Nel frattempo nessuno dei comandanti si accorge dell’accerchiamento da parte della flotta persiana che nella notte, strategicamente cambia postazione.
Durante la riunione giunse da Egina Aristide, figlio di Lisimaco, Ateniese, che fermatosi davanti alla sala del consiglio chiamò fuori Temistocle, dimenticando l’inimicizia che prova per lui per comunicargli che mentre i Pelloponnesiaci insistevano sul dare battaglia nell’Istmo di Corinto, la flotta persiana aveva ormai accerchiato tutta la flotta greca.
Temistocle ad udir ciò si rallegrò essendo per lui splendide notizie e mandò Aristide stesso a comunicare la notizia ai greci. Questi alle prime non ci crederono, poi dopo una conferma da parte dei Teni con al comando il figlio di Sosimene, Panezio si cominciarono a preparare alla battaglia. Con questi ultimi disertori che giunsero con una trireme i greci arrivarono ad un numero di 380 navi, il che era comunque di gran lunga inferiore al numero di quelle persiane.
La mattina seguente Temistocle da ancora una volta prova delle sue qualità di stratego; con parole accorate rincuora e esorta i soldati radunati e salito l’esercito sulle navi la flotta prende il largo. Immediatamente viene assalita dai barbari.

Ed ecco a voi la tanto attesa collezione dei busti di eroi di Nicodemos da Argo
La sua bravura di scultore, ormai celebre in tutto il Pelloponneso è evidente in questi esemplari che vi proponiamo. 

Da ottobre in edicola, come supplemento al prezzo di 2 dracme,  potrete acquistarne uno del vostro eroe preferito ed esporlo con orgoglio nella vostra dimora a ricordarvi del grandissimo valore dei nostri connazionali!
Inserto speciale

LA TRIREME.
L'arma segreta

Ed ecco come ci appare l'elemento principale della flotta greca. 

La trireme è un tipo di nave da guerra che utilizza come propulsione, oltre alla vela, tre file di rematori disposti sulle due fiancate dello scafo. La trireme compare tra il 550 e il 525 a.C., quale evoluzione della Pentecontera, per essere poi adottata dai Corinzi e, ben presto, anche da tutti i Greci.

A bordo di una trireme trova posto un equipaggio di circa 200 uomini, di cui 180 rematori, il resto dell'equipaggio è costituito da 10 fanti di marina, 4 arcieri, vari ufficiali di bordo, dal comandante e dalla figura più importante, quella del pilota, che, con la sua abilità nel manovrare il timone,decide le sorti della nave in battaglia. 
Gli arcieri hanno in dotazione arco e frecce, mentre i fanti di marina, protetti da grandi scudi rotondi, elmi e corazze di bronzo, sono provvisti di lance e giavellotti. I rematori sono invece disarmati.

Leggera e con pochissimo pescaggio, così da poter essere tirata in secca ogni sera, lunga e sottile, la trireme sacrifica la stabilità e la robustezza, alla velocità e alla manovrabilità estrema. Fragilità e instabilità pongono però alle triremi dei limiti nella navigazione, sconsigliandone alcuni utilizzi: le flotte evitano il mare aperto e la navigazione notturna, preferendo il cabotaggio diurno. L'angustia degli spazi non consente peraltro lo stivaggio di grandi provviste, rendendo necessari frequenti scali.
La notevole consistenza dell'equipaggio richiede l'adozione di notevoli cautele tese ad evitare che movimenti bruschi compromettessero la stabilità della fragile nave.


Era poi cruciale garantire la sincronia della voga: al capovoga, in piedi in posizione centrale, spetta la scansione del ritmo, coadiuvato da due ufficiali a prua e a poppa, e da un suonatore di aulos.
Le doti di agilità della trireme la rendono estremamente adatta a una manovra di speronamento che, già utilizzata in passato con altre navi, diventa tecnica di elezione per le flotte di triremi.
Il suo nome è diekplouse e consisteva in un'ardita manovra di aggiramento laterale finalizzata allo speronamento della parte poppiera e condotta, a forza di remi, da una o più navi.

SALAMINA: 
"LA BATTAGLIA CHE CAMBIERA' LA STORIA."

I due eserciti si schierarono per dare inizio alla battaglia:  
Di fronte agli ateniesi erano schierati i Fenici, che occupavano l'ala verso Eleusi e occidente e di fronte agli Spartani gli Ioni, disposti sull'ala verso oriente e il Pireo.
Dapprima le navi greche cominciarono a retrocedere cautamente, ma la nave di Amnia di Pallene, Ateniese, si spinse in avanti e attaccando e scontrandosi con il nemico si incastrò. Vedendo questo, le altre navi greche si scagliarono contro i barbari.

Ma ci sono diverse opinioni sul come si diede inizio alla battaglia. Alcuni dicono che a cominciare fu la nave a suo tempo inviata a prendere gli Eacidi. 
E si narra anche che apparve un fantasma di donna che spronò i greci a combattere, con voce tale da farsi udire da tutto l'esercito.

SERSE: "GLI UOMINI MI SONO DIVENTATI DONNE; E LE DONNE UOMINI"

La manovra di Artemisia.
Quando ormai le forze del re erano in preda a una terribile confusione, la nave della regina Artemisia si trovò braccata da una nave attica; non poteva più sfuggire (davanti aveva altre navi amiche, la sua era la più vicina a quelle nemiche) ed ecco cosa decise di fare, e riuscì nel suo intento: inseguita dalla nave attica, speronò una nave amica di gente di Calinda, sulla quale era imbarcato il re dei Calindi in persona, Damasitimo. Dopo averla speronata e affondata, ebbe la fortuna di trarne due vantaggi: il trierarca della nave attica, vedendola assalire una nave barbara, credette che la nave di Artemisia fosse greca oppure che stesse cambiando bandiera e passando a difendere i Greci; perciò virò di bordo e attaccò altre navi. 
Da una parte le riuscì così di scampare e di evitare la morte; dall´altra le toccò di veder crescere la sua stima presso Serse, pur avendo combinato un disastro e anzi proprio per questo. Pare infatti che il re, che stava osservando, si accorgesse della manovra di speronamento, e quando uno dei presenti esclamò: "Signore, guarda Artemisia come si batte bene! Ha affondato una nave nemica!", lui chiese se davvero quell'impresa era opera di Artemisia; e gli altri glielo confermarono, ben conoscendo l´insegna della nave: lo scafo distrutto fu creduto nemico. Fra l´altro, a quanto si narra, le andò anche bene che nessuno della nave di Calinda abbia potuto salvarsi per accusarla. Pare che Serse abbia allora così commentato l´informazione ricevuta:"Gli uomini mi sono diventati donne, e le donne uomini".
 LO SPETTACOLO DELLA PROPRIA SCONFITTA.
Serse se lo gode dal monte vicino.
Dolore e angoscia pervadono il tratto di mare presso l'isola di Salamina al termine della cruenta battaglia. 
Fluttuano tra le onde resti di navi, corpi esanimi di soldati greci e persiani. 
Questa battaglia, oltre ad aver per tutti segnato il destino, ha portato sulle ali della vittoria all'Ellade la libertà e l'inizio di un periodo di pace.
I drammatici momenti vissuti dai combattenti e comandanti ci sono stati testimoniati, e noi ve li riportiamo, cari lettori, per raccontarvi delle molteplici gesta eroiche.
Artisti e pittori hanno rappresentato per voi i momenti culminanti della battaglia come questo che vedete accanto: Serse dal monte, sconfitto, invoca gli dei; Artemisia scaglia frecce e combatte astutamente; Temistocle, valoroso eroe, avanza trionfante con la protezione degli Dei che assistono il popolo greco.

Ma ecco come tutto ebbe inizio.
AMNIA DI PALLENE:
"Come ebbi il coraggio di scagliarmi per primo contro i barbari? Furono sicuramente gli Dei ad ispirarmi a decidere di essere il primo e cominciare con la mia azione una battaglia che avrebbe liberato il mio popolo dall'invasore."
ISIDOROS (soldato di Artemisia): 
"Quando la mia regina decise di speronare la nave dei Calindi mi resi conto che lo faceva per la nostra salvezza. Chi giudica lei e la sua azione malvagia e traditrice, dimentica del fatto che una regina si dovrebbe preoccupare prima dei suoi sudditi e soldati e poi degli alleati"
Serse sedeva alle falde del monte che fronteggia Salamina e che si chiama Egaleo; ogni volta che vedeva qualcuno dei suoi compiere in questa battaglia qualche bella impresa, chiedeva chi fosse, e gli scrivani registravano il nome del trierarca col patronimico e la città di appartenenza.

In questa dura battaglia cadde anche lo stratego Ariabigne figlio di Dario e fratello di Serse, e perirono molti altri illustri Persiani, Medi e alleati; e anche alcuni Greci, ma pochi; sapevano nuotare infatti e quando le loro navi venivano affondate, se non morivano nella mischia, si salvavano a nuoto a Salamina; invece la gran parte dei barbari morì in mare perché non sapeva nuotare.

Le navi persiane furono nella maggior parte distrutte a Salamina, messe fuori combattimento dagli Ateniesi o dagli Egineti. Siccome i Greci combattevano con ordine e rispettando lo schieramento, i barbari, che non si erano tenuti in linea e non facevano nulla di sensato, dovevano per forza finire come finirono. Eppure erano e si rivelarono quel giorno assai più validi che all´Eubea, tutti pieni di ardore e timorosi di Serse: ognuno si sentiva addosso lo sguardo del re.

NEL MEZZO DELLA MISCHIA.
Complotti e vendette.
La situazione per i persiani andava facendosi sempre più drammatica; moltissimi morivano e le grosse navi, costrette a manovrare in uno spazio angusto, si scontravano speronandosi a vicenda.
Nel mentre della battaglia ebbero luogo alcuni episodi che ci illustrano nel miglior modo l'ipocrisia, furbizia e disonestà dei popoli che componevano l'esercito persiano, che a differenza di quello greco  ebbe al suo interno delle spaccature e molti tradirono il re Serse per passare ai greci. I fenici sopratutto, furono i protagonisti di una vergognosa azione ai danni degli ioni.

Fu quando le navi della prima fila si volsero in fuga che ne andarono distrutte di più: infatti quelli schierati dietro, sforzandosi di passare davanti coi loro scafi per segnalarsi agli occhi del re con qualche bel gesto, cozzavano con le proprie contro le navi in ritirata.
In mezzo alla confusione accadde anche questo: alcuni Fenici che avevano perso le navi si recarono dal re e accusarono gli Ioni di tradimento, sostenendo di aver perso le navi per colpa loro. Ma il caso volle che gli Ioni non cadessero in disgrazia e che ai Fenici accusatori toccasse la ricompensa che segue. 
Mentre essi ancora sostenevano le loro ragioni, una nave di Samotracia speronò un vascello attico. La nave attica affondava, quando sopraggiunse al'attacco una nave di Egina, che affondò quella dei Samotraci; ma i Samotraci erano lanciatori di giavellotto: scagliandoli spazzarono via dalla tolda l'equipaggio della nave che li aveva affondati, si gettarono all´arrembaggio e la conquistarono. Questo episodio salvò gli Ioni, perché Serse, vedendo che avevano compiuto un´impresa straordinaria, si rivolse ai Fenici irritato oltre misura, se la prese con loro e ordinò di tagliare la testa a tutti: non avrebbero più calunniato chi era più valoroso di loro dopo essersi comportati da vigliacchi. 

GALENOS (soldato dei samotraci): 
"L'azione deplorevole dei Fenici è sicuramente stata punita giustamente. Il nostro eroismo è stato premiato da Serse che fece tagliare le teste ai traditori. Chi è vigliacco non merita di vivere dopo aver calunniato i più valorosi"
RITIRATA! RITIRATA!
Il panico si impossessa dell'esercito persiano.
Intanto i barbari, messi in fuga, si defilarono in direzione del Falero e gli Egineti, appostati nello stretto, compirono imprese memorabili. Gli Ateniesi speronavano nella mischia le navi che li affrontavano o che tentavano di sottrarsi allo scontro, gli Egineti quelle che si allontanavano dalla lotta: quando una nave sfuggiva agli Ateniesi, andava a cadere fra le grinfie degli Egineti. 
Fu allora che si incrociarono la nave di Temistocle, impegnata in un inseguimento, e quella di Policrito figlio di Crio, Egineta, che aveva appena speronato una nave di Sidone, la stessa che aveva catturato la vedetta egineta a Sciato e sulla quale si trovava Pitea figlio di Ischenoo, che i Persiani, ammirati dal suo valore, trattenevano a bordo benché coperto di ferite. Insomma, questa nave di Sidone che lo trasportava fu catturata assieme ai Persiani, sicché Pitea poté tornare salvo a Egina. Policrito, come vide la nave attica, riconobbe al primo sguardo le insegne della ammiraglia: allora si mise a gridare, schernendo Temistocle, rinfacciandogli l´accusa di filomedismo lanciata agli Egineti; questo gridò Policrito a Temistocle mentre speronava una nave. I barbari le cui navi si salvarono con la fuga ripararono al Falero sotto la protezione dell´esercito di terra.

"ERAVAMO POCHI E SIAMO FUGGITI" "NIENTE SCUSE, NOI ERAVAMO DI MENO"
I  vincitori della battaglia accusano i persiani.

E così, in questa battaglia navale a meritare gli elogi migliori fra i Greci furono gli Egineti, e poi gli Ateniesi; individualmente Policrito di Egina e gli Ateniesi, Eumene di Anagirunte e Aminia di Pallene, che aveva dato la caccia ad Artemisia. 
Se avesse saputo che su quella nave viaggiava Artemisia, non avrebbe desistito prima di catturarla o di essere lui catturato. I trierarchi ateniesi avevano ricevuto ordini in tal senso e inoltre era stata fissata una taglia di diecimila dracme per chi l'avesse presa viva: reputavano intollerabile, infatti, che una donna combattesse contro Atene. Lei, comunque, come già s´è detto, se la cavò. E anche gli altri le cui navi si erano salvate si trovarono al Falero.
Quanto ad Aristide, figlio di Lisimaco, Ateniese, ecco cosa fece costui nel pandemonio scoppiato a Salamina. Prese con sé diversi opliti che erano stati dislocati lungo la costa di Salamina, tutti di nascita ateniese, e sbarcò con loro a Psittalia e massacrarono tutti i Persiani che si trovavano su questa isoletta.


SERSE, COLPISCI ANCORA O FUGGI? 
La decisione finale.
Sono pochi i prigionieri persiani rimasti, la maggior parte di loro è morta, eppure ancora credono di poter giustificare la propria rovinosa sconfitta. 
Danno la colpa agli dei, al fato, a Serse, alle navi inefficaci e addirittura al numero delle proprie forze che ritengono inferiore a quello dei greci. 
I nostri valorosi eroi indignati ribattono: la colpa si deve dare solo alla mancanza di coraggio e valore. 

Alla fine della battaglia i Greci, tratti a riva a Salamina tutti i rottami che si trovavano ancora lì vicino, erano pronti a un secondo scontro: si aspettavano che il re utilizzasse ancora le navi rimastegli.  
Serse, come si rese conto della sconfitta patita, temendo che i Greci, dietro suggerimento degli Ioni o per propria iniziativa, si portassero sull´Ellesponto per manomettere i ponti, e temendo quindi, una volta bloccato in Europa, di rischiarvi una brutta fine, meditava la ritirata.

Così finisce un episodio della nostra storia che grazie all'aiuto degli dei e al valore dei nostri guerrieri ha liberato la nostra terra dall'invasore persiano.

SEZIONE ANNUNCI:
ANNUNCIO:
IL GIORNO PRIMO DEL MESE DI OTTOBRE AVRA' LUOGO A EGINA UN EVENTO DI CELEBRAZIONE DEGLI EROI CON BANCHETTI, DANZE E CERIMONIE DI RINGRAZIAMENTO. 
PER INGRESSO RITAGLIARE COUPON A FIANCO.
SPONSORIZZATO DA POLICRITO di EGINA.
Curato e pubblicato da Erodoto di Alicarnasso.
Distribuito da "Καλός κάι αγαθòς" editions, Atene.
In data IX/480 a.c.
Erodoto di Alicarnasso:
Nato nel 484 a.C. ad Alicarnasso città dell'Asia minore: la vicinanza con il mondo dei ʽbarbariʼ segnerà profondamente i suoi studi. Viaggia molto per il Mediterraneo raccogliendo fonti e scrive molti trattati storici. Attualmente vive ad Atene.
NECROLOGIO:
Tutti i periti nella battaglia i cui corpi non sono stati ritrovati sono compianti dall'intera Ellade e alle famiglie dei particolarmente valorosi verranno consegnate somme di denaro dai governatori delle rispettive città.
PROSSIMAMENTE:

Il numero di ottobre nelle edicole dall'ultimo del mese con uno speciale esclusivo:
intervista a Mardonio, generale di Serse e dibattito tra Temistocle e Aristide.